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Giudice respinge cause antitrust contro le AI Overviews di Google

Un giudice federale ha respinto le cause antitrust contro le funzionalità di ricerca AI di Google presentate da Chegg e Penske Media, stabilendo che non violano la legge esistente, nonostante le continue preoccupazioni degli editori sul traffico e sull'uso dei contenuti.

Pubblicato
9 ottobre 2026
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Un giudice federale ha respinto due cause antitrust contro Google, stabilendo che le sue funzionalità di ricerca basate sull'AI, note come Le AI Overviews, non violano la legge antitrust. Mercoledì, il giudice distrettuale statunitense Amit Mehta si è schierato con Google contro le accuse della piattaforma educativa Chegg e di Penske Media Corporation (PMC), società madre di Rolling Stone. Gli editori hanno sostenuto che la ricerca AI di Google ha deviato il traffico web e danneggiato le loro entrate, scatenando discussioni più ampie su come l'integrazione dell'AI influisca sui creatori di contenuti.

Le accuse principali degli editori

Chegg e PMC hanno presentato le loro cause nel 2025, accusando Google di abusare del suo potere di monopolio nel mercato della ricerca. Hanno sostenuto che Google costringeva gli editori a fornire contenuti per Le AI Overviews gratuitamente, o avrebbero rischiato di essere esclusi dai risultati di ricerca. Questo, a loro dire, ha deviato il traffico dai loro siti e danneggiato le entrate, come riportato da The Verge e Ars Technica. Chegg ha specificamente affermato che Google ha illegalmente scansionato i suoi contenuti educativi, consentendo ai modelli Gemini di riprodurli e ridurre il traffico della piattaforma. PMC, che possiede pubblicazioni come Rolling Stone e Variety, ha sostenuto che era ingiusto che i contenuti indicizzati per la ricerca organica venissero utilizzati per risposte AI senza un'opzione di rinuncia.

Il ragionamento legale del giudice Mehta

Il giudice Amit Mehta, che in precedenza aveva emesso una storica sentenza antitrust contro Google nel 2024, ha respinto entrambe le cause mercoledì. Ha concluso che gli editori non hanno argomentato in modo convincente che Google stesse sfruttando il suo monopolio per ottenere un vantaggio sleale nell'editoria digitale o per forzare la sottomissione di contenuti per la sua AI, secondo Engadget. La decisione del giudice Mehta ha evidenziato la distinzione tra un'aspettativa e un accordo legale. "I querelanti hanno solo sostenuto di avere un'"aspettativa" che Google invii loro traffico di ricerca se rendono i loro contenuti disponibili gratuitamente", ha scritto Mehta. "Ma un'aspettativa non è un accordo. È semplicemente come funziona un motore di ricerca generale", come citato da The Verge e Ars Technica. Pur riconoscendo le difficoltà affrontate dagli editori, Mehta ha affermato che le regole antitrust non possono affrontare l'impatto economico di una "nuova innovazione" che potrebbe sembrare ingiusta ma non è illegale. Ha sottolineato che il tribunale deve applicare la legge così come è scritta, non in base a come le parti ritengono che dovrebbe essere, ha riportato Ars Technica.

Implicazioni più ampie per editori e ricerca AI

L'archiviazione di queste cause non elimina le continue preoccupazioni degli editori riguardo al rinnovamento della ricerca di Google basata sull'AI. Molti organi di stampa e siti web più piccoli segnalano un forte calo del traffico dall'introduzione delle AI Overviews. Queste funzionalità spesso forniscono risposte dirette all'interno dei risultati di ricerca, riducendo la necessità per gli utenti di cliccare sulle fonti originali. Google sta esplorando modi per mitigare queste preoccupazioni. The Information ha recentemente riportato che Google sta conducendo un programma pilota, pagando circa 100 editori per i loro contributi a Le AI Overviews, AI Mode e Gemini, secondo The Verge. Tuttavia, questo programma non è ampiamente adottato dagli editori. Sebbene gli editori possano rinunciare all'utilizzo dei loro contenuti per Le AI Overviews, le loro pagine appaiono comunque nei risultati di ricerca tradizionali. Questo compromesso è spesso ritenuto insoddisfacente, data la crescente importanza delle funzionalità AI nelle pagine dei risultati di ricerca, come notato da Engadget.

Futuro panorama legale

Sebbene questa sentenza serva da precedente, Google dovrà probabilmente affrontare altre sfide legali in merito alla ricerca AI. I tribunali statunitensi potrebbero trovare difficile intervenire senza una nuova legislazione che affronti specificamente l'impatto economico dell'AI sui creatori di contenuti, soprattutto considerando il lento adattamento dei legislatori all'era dell'AI, suggerisce Ars Technica. Gli editori potrebbero trovare risultati più favorevoli in altre regioni. La Commissione Europea sta attivamente considerando questioni simili riguardo all'AI e all'uso dei contenuti, spesso adottando una posizione più severa sulle pratiche delle Big Tech. Inoltre, il Regno Unito ha già imposto a Google di fornire un'opzione di rinuncia all'AI per i siti web che desiderano rimanere solo nei risultati di ricerca organica, dimostrando approcci normativi globali divergenti.

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