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Shadow IT 2.0: lo sviluppo da parte dei cittadini in Brasile è un vantaggio o una potenziale violazione?

Il crescente numero di professionisti non-IT in Brasile che creano i propri strumenti digitali, spesso con l'AI, promette agilità, ma richiede una rivalutazione critica della governance IT aziendale e delle strategie di sicurezza dei dati.

Pubblicato
12 ottobre 2026
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Immagine generata con l'IA

Il reparto IT della tua azienda è ancora l'unico custode dell'innovazione software, o i dipendenti stanno tranquillamente costruendo le proprie soluzioni senza una supervisione formale? Un nuovo studio dal Brasile suggerisce che quest'ultima opzione sta diventando sempre più la norma, indicando un profondo cambiamento nel modo in cui l'innovazione avviene all'interno delle imprese. Lungi dall'essere una tendenza di nicchia, l'ascesa del 'citizen developer', spesso potenziato da strumenti AI accessibili, sta democratizzando la creazione, ma solleva anche urgenti interrogativi su controllo e rischio.

L'indagine "Panorama Vibe Coding Brasil", condotta da Skyone in collaborazione con Grupo TNS e pubblicata a ottobre 2026, rivela uno sviluppo sorprendente: la metà di tutti i professionisti nelle aziende brasiliane ha già creato automazioni, applicazioni, dashboard o integrazioni senza progetti IT formali. Questo fenomeno, che lo studio definisce "Shadow IT 2.0", va oltre il semplice utilizzo di software non autorizzato; implica che i dipendenti costruiscono attivamente soluzioni digitali, spesso sfruttando l'AI attraverso quello che viene chiamato "vibe coding"—usando il linguaggio naturale per istruire l'AI a scrivere codice. Un impressionante 85,2% di queste iniziative avviene senza alcun coinvolgimento IT formale, con il 51,1% sviluppato individualmente e il 34,1% da team dipartimentali, come riportato da IT Forum.

Non si tratta solo di individui esperti di tecnologia; la tendenza si estende a tutti i livelli, dai dirigenti C-level (62,7% nei C-level tecnologici e 50,5% nei C-level di business/operations) ad analisti e manager. Le soluzioni vanno dalle automazioni di processo (52%) e applicazioni interne (47,6%) agli agenti AI (33%) e chatbot (14,4%), dimostrando un ampio spettro di capacità di risoluzione dei problemi interne. Sebbene questa innovazione dal basso prometta un'agilità senza precedenti, crea anche significativi punti ciechi nella governance che le aziende non possono più permettersi di ignorare.

La spada a doppio taglio dello sviluppo da parte dei cittadini

L'argomento più convincente per abbracciare questo sviluppo decentralizzato è la pura velocità di innovazione che esso consente. Quando le unità aziendali possono prototipare e implementare rapidamente strumenti per risolvere problemi operativi immediati, evitano lunghe code IT e complessi cicli di vita dei progetti. Questa agilità è particolarmente cruciale nell'odierna economia digitale in rapida evoluzione, dove soluzioni tempestive possono fare la differenza tra cogliere un'opportunità e rimanere indietro. La facilità di accesso all'AI, che abbassa la barriera all'ingresso per lo sviluppo, significa che la sperimentazione non è più il dominio esclusivo dei programmatori, come sottolineato da Felipe Wasserman, Direttore Marketing e Crescita di Skyone, in Portal ERP. Ciò consente ai dipendenti di diventare partecipanti attivi nella trasformazione digitale, promuovendo una cultura di proattività e risoluzione dei problemi.

Tuttavia, questo aumento dello sviluppo non ufficiale comporta anche rischi sostanziali, spesso invisibili. Lo studio ha rilevato che il 42,9% delle aziende non ha linee guida chiare sull'utilizzo dei dati aziendali negli strumenti AI, e solo il 26,3% ha formalizzato le regole. Questo approccio frammentato all'adozione dell'AI significa che dati aziendali sensibili potrebbero essere inavvertitamente esposti o utilizzati in modo improprio tramite applicazioni create individualmente, compromettendo potenzialmente la sicurezza e la conformità. Come sottolinea Wasserman, "Il rischio non è che le persone sperimentino. È che l'azienda non sappia cosa è già stato creato, chi lo sta usando, quali dati stanno circolando e chi è responsabile della soluzione se qualcosa va storto. Lo Shadow IT 2.0 richiede un cambiamento di atteggiamento; meno reazione ritardata e più visibilità, criteri e monitoraggio fin dall'inizio."

Oltre il reparto tecnico: un fenomeno diffuso

Questo fenomeno non è confinato a una specifica demografia all'interno delle aziende. Mentre tradizionalmente potremmo aspettarci che gli sviluppatori siano in prima linea in tali iniziative, l'indagine "Panorama Vibe Coding Brasil" rivela che lo sviluppo da parte dei cittadini è pervasivo. Dai C-level nella tecnologia (62,7%) e nel business/operations (50,5%) ad analisti, specialisti, manager e persino gli stessi ingegneri software, almeno la metà dei professionisti in questi gruppi ha già creato soluzioni al di fuori dei progetti IT formali. Questo ampio coinvolgimento sottolinea la domanda intrinseca di soluzioni agili in tutte le funzioni aziendali.

È interessante notare che la pratica è più intensa nelle grandi organizzazioni, con il 58,9% degli intervistati in aziende con oltre mille dipendenti che creano le proprie soluzioni, rispetto al 40% nelle aziende più piccole (fino a 50 dipendenti). Sebbene lo studio non individui le cause, si potrebbe inferire che le organizzazioni più grandi potrebbero avere processi IT più rigidi o una maggiore diversità di esigenze dipartimentali altamente specifiche che l'IT centrale fatica ad affrontare rapidamente. Ciò rende le soluzioni self-service particolarmente attraenti.

Tuttavia, la barriera principale per coloro che vogliono creare le proprie soluzioni rimane la mancanza di conoscenze tecniche (citata dal 52,6%). Le preoccupazioni sulla sicurezza e la governance, seppur presenti, sono citate da una percentuale minore di professionisti (17,8%). Questa disparità evidenzia un punto cieco cruciale: la percepita facilità di creazione spesso oscura le complesse implicazioni della gestione dei dati e dell'integrazione dei sistemi, suggerendo la necessità di maggiore consapevolezza ed educazione.

Dalla proibizione alla partnership: il percorso da seguire

I risultati dello studio brasiliano "Panorama Vibe Coding" chiariscono: il dibattito non è più se i dipendenti useranno l'AI per costruire soluzioni, ma come le aziende gestiranno questa inevitabile ondata di innovazione. Proibire la pratica non è solo irrealistico, ma anche uno spreco di una preziosa fonte di agilità e risoluzione dei problemi. Invece, l'attenzione deve spostarsi verso l'abilitazione di uno sviluppo da parte dei cittadini sicuro e sostenibile.

Skyone propone un quadro in sei fasi per gestire questa nuova era dello Shadow IT. Questo include la comprensione di ciò che viene già creato, la definizione di limiti chiari per l'utilizzo dei dati e la sicurezza, l'empowerment e la formazione dei professionisti, l'offerta di ambienti sicuri per la sperimentazione (come le sandbox), la promozione di una collaborazione più stretta tra le unità aziendali e l'IT, e la definizione di criteri per quando un prototipo dovrebbe evolvere in una soluzione aziendale formale. Questo approccio trasforma il ruolo dell'IT da custode a facilitatore strategico.

Come afferma giustamente Wasserman, "L'opportunità per le aziende è trasformare questa energia sperimentale in innovazione sostenibile; creare ambienti in cui le persone possano testare e sviluppare soluzioni, ma con limiti chiari per dati, sicurezza e governance. In questo scenario, anche il ruolo dell'IT si evolve; da un'area che riceve solo richieste a uno strato che aiuta il business a trasformare gli esperimenti in soluzioni sicure e scalabili." Questo cambiamento non riguarda solo la gestione del rischio; riguarda l'imbrigliare un potente motore decentralizzato di innovazione per un vantaggio strategico a lungo termine.

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